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lunedì, 27 luglio 2009

ll doposcuola

Fu cosi che presto mamma optò per la soluzione doposcuola: se già la scuola era per mia sorella un vero e proprio calvario, figurarsi l’idea di un “dopo” come potesse inquietarla.
La sua prima insegnante era una ragazza dall’aria malevola e frigida. Parlava molto male di mia mia sorella, diceva che era assolutamente indisciplinata e ingestibile.  Credo che la cosa che più la infastiva fosse il fatto che lei la  prendesse in giro: aveva tutta l’aria di essere uno di quegli individui che si prendono troppo sul serio, ammantandosi di un’ aria di seriosità tanto ostentata quanto posticcia
Quell’ esperienza duro poco.
La cosa che piu mi dispiacque fu non poter comprare le big bable ogni giorno. Infatti nella strada per andare al doposcuola c’era un tabaccaio, e mamma mi comprava  le gomme li. Ricordo che ne mangiavo una dopo l’altra, e spesso ne ingoiavo qualcuna.

Il nuovo professore di doposcuola era un omino che negli intenti avrebbe tanto voluto suscitare negli altri soggezione, ma che in verità aveva un’aria talmente dimessa e dozzinale da risultare assolutamente patetico e complessivamente smidollato.
Indossava sempre degli occhialini, aveva un abbigliamento composto, tendente ai toni melange, assolutamente privo di vezzi.
Si narrava stesse per farsi prete, ma che all’improvviso avesse desistito. Le malelingue vociferavano lo avesse fatto per amor di una donna, “Gerry”. Quando parlava di lei gli si illuminavano gli occhi e balbettava. Nessuno l’ aveva mai vista, neppure sua madre.
La tesi di  mia mamma e mia sorella  era che Gerry non esisteva, se non nella sua mente alienata e da mitomane.
Io mi astenni dal prendere una posizione. Quattro anni sono troppo pochi per stabilire i giusti rapporti di causa effetto. Successivamente tutto mi è parso chiaro:  Gerry aveva gli attributi, il professore  era gay,  i nani da giardino portaombrelli che collezionava erano corollario di questo suo status.

I rapporti tra mia sorella e lui erano pessimi. Si trattava di un odio perfettamente condiviso.
La cosa piu comica era come i due tentassero di dissimulare la cosa, e  i dispetti che si facevano.
Ricordo che mia sorella passava intere ore a parlarne  male e  a prenderlo in giro..
Ridevo molto. Più ridevo e più lei rincarava la dose. E mamma si arrabbiava, dicendo che doveva lasciarlo in pace, perché già era complessato di suo.
Eppure lo sciagurato si prestava troppo bene ad essere oggetto di scherno reiterato e facile.

.
Dopo la fase presa in giro subentrò la fase calunnia: mia sorella, una volta a casa, lamentava il fatto che l’ex seminarista fosse molto severo, e che la mettesse in punizione. Vedendo che mamma non le dava ascolto si trovò costretta a sostenere l’insostenibile: il professore, dopo le sette di sera,  si trasformava in un essere deforme e ripugnante; nel bagno dimorava pure il suo deforme e infestato dai vermi yorkshire, asociale quanto lui e mai uscito di casa: diceva la madre del professore che se fosse uscito di casa sarebbe sicuramente morto di crepacuore. A me dispiaceva molto per quella bestiola tenuta in cattività, infatti ogni volta tentavo furtivamente di farlo evadere.

La versione del prof era totalmente diversa, oltre che supportata da prove oggettive, il muro di casa sua parlava chiaro: mia sorella aveva scarabocchiato sui muri tutta una serie di improperi diretti a lui, alla madre, a Gerry, e al cane. Il professoretto, suo malgrado, probabilmente portando memoria degli insegnamenti ricevuti in seminario, la perdonò. E aveva riverniciato la casa.
Probabilmente coi soldi del doposcuola.

postato da: giovtesta alle ore 00:40 | link | commenti (2)
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giovedì, 02 ottobre 2008

"I riferimenti a cose e persone sono assolutamente NON casuali"

Oltre ai cani a pescopagano c’erano i miei giochi.
Molti di essi coinvolgevano ancora una volta i miei cani. Un giorno vestii Diana con una vestaglia e un cappello, poi la feci specchiare…si impaurì molto vedendosi riflessa, e come impazzita scappò fuori.
Fu l’unica volta in cui la vidi perdere la sua serafica calma.
Altre mie vittime erano le formiche, per la precisione quelle enormi e rosse, ne raccoglievo centinaia, le mettevo in un barattolo di vetro, loro tentavano di uscire, così per bloccarle riempivo il barattolo di acqua.
Ci rimanevo male poi nel vederle galleggiare esanimi, non volevo ucciderle, ma i miei quattro anni non mi consentivano di stabilire i giusti rapporti di causa-effetto: acqua (causa) uguale annegamento delle formiche (effetto).
Ma poi un nuovo gioco mi distoglieva dai miei omicidi plurimi (non colposi).
Il gioco dei giochi era fare la macellaia; Io e mia sorella prendevamo le numerose mattonelle di cotto nel giardino e le spaccavamo con le pietre.
A turno una delle due faceva il macellaio,e l’altro l’acquirente…chiaramente il primo ruolo comportava onore e divertimento, mentre il secondo era puramente necessario e non voluto, quindi ci litigavamo letteralmente il cotto.
I rapporti coi bambini del paese erano conflittuali, noi eravamo le “salernitane che giungevano con l’alfa romeo”, ci odiavano a prescindere.
E noi odiavamo loro.
A prescindere.
Il bello dell’amare e dell’odiare è proprio che se condivisi sono sentimenti assolutamente perfetti.
E io adoravo quell’odio perfettamente condiviso.
Il primo vero conflitto fu con Maria, abitante delle palazzine sopra casa di nonna;  il nostro fu un odio ante litteram.
Ci incontrammo per la prima volta in una escursione alla ricerca di more: eravamo io, mia sorella e Lola (“la sciagurata”...ma questo prima della profanazione di Diana)
Litigammo pretestuosamente.
Da quel giorno diventammo ufficialmente gli uni nemici degli altri.
Ricordo che ci fu una breve tregua , diventammo quasi amici, ma un appuntamento non rispettato scatenò l’atavico odio.
E odio fu.
Sempre abitanti delle palazzine sopra erano Nunzia e suo fratello, costoro erano figli del macellaio del paese.
Nunzia mi ricordava Heidi, aveva delle guance rosse tipiche di chi respira aria buona, il fratello scuro come il carbone e imponente di fisico, sembrava un mini taglialegna, o quantomeno per tara ereditaria credevo gli spettasse un tale mestiere.
Loro assieme a Leonardo, ragazzino d’aspetto e di indole furba , formavano una crew tanto affiatata quanto elitaria.
Mio nonno per fomentare la nostra amicizia decise di regalargli un cucciolo.
Per vedere quello che era per diritto anche il mio cucciolo cominciai a frequentarli, diventammo persino amici, cominciammo così a costruire la cuccia del cane.
Avere cose, persone, animali in comune, è sempre fonte di guai, infatti ben presto io e nunzia litigammo.

Non ci parlammo più.

MORALE: GENT I MUNTAGN NE' PE CUNSIGL NE P CUMPAGN!!!

per non offendere nessuno offro una morale alternativa:

GENT I PAES SCARPA GROSS E MENTA FIN.

postato da: giovtesta alle ore 18:55 | link | commenti (9)
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giovedì, 25 settembre 2008

Ri - (autobiografo) con auto(grafo)


Da bambina solevo  trascorrere le vacanze estive dai nonni, a Pescopagano.
Mio nonno, essendo cacciatore, ha sempre avuto moltissimi cani: io in estate diventavo la loro badante.
Il cane della mia infanzia si chiamava Fido…lui c’è sempre stato, da prima che io nascessi, è il primo cane di cui io abbia memoria.
Quando conobbi Fido era già vecchio: un solo occhio (l’altro l’aveva perso in una battuta di caccia…questo particolare rendeva il mio Fido una sorta di eroe romantico) , bianco e nero, claudicante, spelacchiato, con sul naso ancora qualcuna di quelle che un tempo erano state delle spregiudicate lentiggini.
Era quasi sordo.
Aveva dei cavalli di battaglia che lo rendevano unico…quando gi dicevi “Tie Tie’, Fido la lucertola pigliala!”(il tutto chiaramente andava urlato), lui, lento ma deciso, come risvegliandosi da un secolare letargo, con una zampata prendeva la lucertola…e la stordiva…
Al comando poi: “fido la zampa” ti dava la sua zampa.
Lo adoravo, per me era un fenomeno.
Non ci fu cane al di fuori di lui.
Quando morì io avevo 5-6 anni, lui probabilmente quindici o sedici.
Ebbi la sensazione che un’epoca si fosse conclusa, con lui se ne andò un pezzo della mia fanciullezza.
Ma il mio vero amore fu Diana…: un setter inglese, alto e slanciato, pelo corto e bianco ,con delle simpatiche lentiggini marroni…credevo ci somigliassimo molto…
Era dotata di una intelligenza e di una dolcezza inusitata.
Era capace di lavarsi il viso con le zampette...o almeno potrei giurare di averglielo visto fare un paio di volte...
Per un periodo la considerai la mia migliore amica.
Morì giovane, avvelenata.
Mi manco’ molto.
Scrissi anche una poesia per lei.

Quando c’era Diana c’era anche Lola, un cane da tartufo.
Un giorno Lola mangiò del cibo avvelenato,così la trovammo che si contorceva per terra, con la bava alla bocca, me ne accorsi io.
Chiamammo subito il veterinario, che si disse incerto sulle sorti del cane; non sapeva se avrebbe superato la notte.
La passo’.
Mio nonno al mattino le fece una carezza sul naso.
Era la prima volta che vedevo mio nonno accarezzare uno dei suoi cani.
Ne fui sconvolta.
Mi commossi molto per tutta quella storia, e mi sentii molto importante, era anche grazie a me se si era salvata.

Quando Diana morì fu seppellita nella terra vicino la villa dei miei nonni.
Un giorno seguendo Lola scoprii che stava dissotterrando qualcosa,e ne mangiava le ossa.
Era la mia Diana.
Presi a calci Lola.
Da quel giorno la odiai e la considerai cattiva.

 

postato da: giovtesta alle ore 20:06 | link | commenti (2)
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martedì, 16 settembre 2008

Stralci (o stracci?) della mia infanzia

...m' sto facenn vecchia...


Come in ogni educazione scolastica che si rispetti, ho cambiato più volte scuola.
Primo anno di asilo alla scuola materna “Cesare Battisti”, successivi alla scuola materna ed elementare “Gennaro Barra”.
Già dal secondo anno di asilo cominciavo a diventare meno ingenua, autosvezzandomi al savoir -vivre sociale.

Odiavo ed la amavo la mia maestra: non ne ricordo il nome, so solo che la soprannominai “lo stregone”, per una attinenza strettamente fisica.
Lo stregone aveva una passione sfrenata per me, tanto che decideva di dedicarmi del tempo extra, in quanto mi considerava particolarmente predisposta all’ apprendimento, così mentre gli altri bambini giocavano, lei mi chiamava in disparte, dissuadendomi dalla mia già allora intensa vita sociale, con danni più o meno visibili sulla mia reputazione: ciò mi rese orfana di un po’ di quella popolarità che mi ero guadagnata nella trincea d’asilo, scatenando pure l’invidia di un bambino che  l’aveva prontamente riferito alla madre,la quale si era venuta a lamentare di queste “preferenze”.
Ci rimasi molto male.
Cominciavo a capire cosa si intendesse per “maldicenza”

 

Passai così alle scuole elementari.
In prima elementare imparavo a fare il “testo libero”, capivo già che era solo uno degli instrumentum ad uso e consumo delle maestre per sapere tutti i cazzi dei bambini e delle loro famiglie.
Ricordo un testo libero dal titolo “come si sono conosciuti tua madre e tuo padre”
Inventai tutto.
Per dispetto.
Tanto avevo romanzato ed edulcorato la loro ideale storia d’amore che la maestra Elvira decideva di far leggere a mia madre il testo libero, per farle vedere quanto ero stata brava.
Mia madre mente lo leggeva sorrideva.
Ma non disse mai alla maestra che mi ero inventata tutto.
Mi vergognai comunque molto, e sentivo violata la mia privacy. Quella era solo una faccenda tra me e la maestra, era “lavoro”…infatti non volli mai più parlare di quella storia.
Dal suo canto la maestra fu contenta di essere venuta a conoscenza di una storia d’amore così bella, in un tempo in cui lo sfrenato desiderio di conoscere stralci della vita altrui non era pienamente appagato da programmi come “c’è posta per te”, “il treno dei desideri”, io le avevo servito “i buoni sentimenti” su un piatto d’argento.

[....] Un giorno all’uscita di scuola aspettavo che mio padre mi venisse a prendere.
A mano a mano tutti i bambini andavano via avvinghiati ai loro genitori, mentre io rimanevo sola .
Avevo paura.
Ma non di stare sola.
Avevo paura che mio padre si fosse dimenticato di me.
Precisamente non so quanto tempo aspettai li.
Forse poco.

Iniziai,nonostante il tentativo di trattenermi,a singhiozzare, poi a piangere.
So solo che appena vidi da lontano mio padre anziché correre sollevata verso di lui, restai li dove ero, mi asciugai in fretta  le lacrime, feci finta di nulla…sono sempre stata spropositatamente orgogliosa.
Gli occhi rossi,il tremito, mi sputtanarono.
Mio padre mi prese sulle spalle,senza parlare, senza fare domande,e mi portò via, sapendo che mi avrebbe mortificata se mi avesse detto che si era accorto che piangevo.
Mi vergognavo.
Mi disse solo “ma che credevi che mi fossi dimenticato di te? dovevo lavorare”.
Mi risalirono le lacrime. Le ricacciai.
Non ho mai pianto in pubblico.
Solo una volta in primo liceo per un cosa davvero seria.
E in chiesa al funerale di nonno, l’anno scorso…non ero riuscita a farlo prima, quando era adagiato sul letto, logorato dalla malattia e dalla vecchiaia .
Ma non  piansi tanto per il mio dolore,quanto per il dolore di mio mio padre che aveva perso il padre…lo vidi improvvisamente vecchio…
 

 

 

postato da: giovtesta alle ore 17:20 | link | commenti (4)
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domenica, 14 settembre 2008

Frasi & detti paraculi:
Quando la menzogna diviene mezza verità,e la verità mezza menzogna…

Partirei dallo stradetto:
“Nella botte piccola c’è il buon vino”
È usato in ogni contesto e luogo, ed è perlopiù volto a minimizzare la propria statura tendente al basso.
Per la verità, direi a quanti usano questo detto, (io credo di averlo usato fino al 1998 circa…non che sia cresciuta di statura dal 1999 in poi...diciamo che è subentrata la rassegnazione) che il vino è il vino… a presindere dalla botte, che sia piccola media o grande…parafrasando: se fate schifo fate schifo! 1 (mi sto dicendo che facc schif)  

  “Non contano le dimensioni…ma come lo usi…”
Usato perlopiù da uomini che intendono così mettere le mani avanti…in tutti i sensi.
Dico io: se una donna è brutta è brutta…se una donna c’ha il culo grosso c’ha il culo grosso…ma  unuomo che lo ha piccolo può redimersi  usandolo bene…(?!!!)..mistero della fede.2

 “Chiusa una porta si apre un portone”
Viene detto da chi vuole consolarti: l’intento è buono, ma il risultato è pessimo!!
Amici è più probabile che chiusa una porta si chiuda pure il portone: guaio chiama guaio, non è pessimismo, è statistica (o pessima statistica?!)
 

“Sposa bagnata sposa fortunata”
Vorrei conoscere il genialoide autore di sta frase.
Me lo farei presentare per poi sputarlo in faccia.
Se mai dovessi sposarmi e se mai dovesse piovere il giorno di queste ipotetiche nozze, giuro che al primo sventurato che me lo dice, lo soffoco col velo.
Dopodichè gambizzo prete, sagrestano e chierichetto, e già che mi trovo anche mia suocera…
così capirà pure chi comanda…

“L’importante è partecipare”
La qual cosa viene quasi sempre detta tra la rassegnazione e la frustrazione.
Questa frase la dedico a tutti quelli che almeno una volta hanno bestemmiato il loro dio quando hanno perso qualcosa; l’intento primario del gioco è una qualche forma di vincita…chi ci invoglia  solo a partecipare ci invoglia a perdere!

“E’ il pensiero che conta”…
La suscritta frase è ormai un modo consolidato e chiaro per dire” ti sarai pure impegnato, ma il tuo regalo fa cagare3.

Davvero.
E dire pure che la gente alle comunioni e ai matrimoni si segna cosa gli viene regalato per poi ricambiare con nè più nè meno…quando si dice la generosità: c’èst fantastic! (la tal prassi è adottata pure da mio nonno, che non pago, si conserva pure i menù delle cerimonie).

Tra donne: “La Marcuzzi ha le gambe storte…la gatta nera è troppo nera” …possibile che si cerchi sempre il pelo nell’uovo? E le travi nei nostri occhi esattamente quando abbiamo smesso di vederle?

Per concludere
“Il bambino è solo svogliato”
Genitori…se un insegnante vi dice così di vostro figlio state sicuri che sta dicendovi “vostro figlio a scuola va una chiavica, e per di più non ha voglia di fare un kazzo!)
Alle volte non bisogna leggere tra le righe, né cercare di guardare aldilà del proprio naso: la libera interpretazione produce spesso danni irreparabili su chi ne fa un uso abnorme e drogante (nonché alienante)....Ricordatevi: “Le cose sono sempre facili come sembrano.. o quasi”.

 

1  è pur vero che  Arnold non sarebbe stato Arnold cn qualche cm in più...ma direi che lui rientra tra le eccezioni e non la regola)

2    Quale audace persevererebbe nella sua tesi qualora gli si proponesse di fare scambio membro con Rocco Siffredi…?

3   In questi casi uno dei primi pensieri è pure “cazzo non posso neanche riciclarlo”

 

postato da: giovtesta alle ore 18:48 | link | commenti (3)
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mercoledì, 10 settembre 2008

"Homo Est Complicatio Oppositorum Et Eorum Coincidentia": Ritorno con stile, e se non con stile almeno mi atteggio col latinorum


È uno dei tanti tristi September: è ora di misurar”mi”.
A bocce ferme posso tentare di ricostruire quello che è stato un agosto psikedelico…
Tutto ebbe inizio a Roma, quando, l’ultimo fine settimana di Luglio, già attanagliata dai  primi sintomi di skizofrenia cerebrale, decisi di andare nella città eterna.
Fu da li che decisi di mettere  il mio cervello impostato in modalità “ricreazione”, con un unico parametro guida: “fa ciò che vuoi, se lo vuoi, e quando lo vuoi” …col timer impostato al 1 settembre…li si sarebbe tornati alla normalità.
Da li cominciarono le mie delizie e le mie (s)venture…
Stare in ricreazione è infatti un’arma a doppio taglio, se da un lato infatti si da ossigeno puro e immediato al cervello, dall’altro lo si priva di tutte quelle importanti funzionalità che segnano lo scrimen tra uomo quali essere logico – razionale, e uomo quali essere illogico - irrazionale…  senza dimenticare la  confusione che si crea tra gli astanti, che cercano di seguire le tue strambe dinamiche mentali, ma ahimè (anzi per fortuna) non ci riescono.
Un esempio per tutti: un pomeriggio ero a casa mia, con un pubblico di due tre persone, ho preso l’ombrello, lo ho aperto, e ho cominciato a sgambettare alla Kessler ( non so se si scriva così…ma sono ragionevolmente convinta del fatto che non mini la vostra comprensione dei fatti) e cantare,  credendomi protagonista di un musical…e credendo la qual cosa fosse perfettamente normale.
I mie pensieri viaggiavano su strani binari, in un vorticoso “pensar tutto per non pensar niente”, ritrovandomi pure vittimaconsensiente di un pensiero che si era distaccato dalle azioni a di azioni che si prendevano gioco del pensiero….in un vero delirio.
Un delizioso delirio.

Di cose ne ho imparate…ho imparato che quello che sembra merda e puzza come la merda, amici, non c’è dubbio, è proprio e solo merda!; ergo,Primo Comandamento: basta con i dietrismi.
Ho imparato che chi ti vuole bene , sia esso vicino a te, sia lontano, trova il modo di fartelo sentire- capire: Secondo Comandamento: le cose sono piu facili di quanto si possa credere,diffidate da chi la fa difficile..[con Nota del Redattore:chi trova un amico trova un tesoro!]
Ho imparato che nulla vale di più della propria libertà mentale (Terzo Comandamento: cerca la tua felicità. Sempre.)
Ma soprattutto ho imparato che non si può stare a lungo in ricreazione cerebrale…è utile rompere con le proprie routine mentali, con le proprie noie/paranoie,  provarsi anche solo a pensarsi diversi, ma soprattutto essere diversi da come gli altri si aspettano tu sia…ma alla fine la lezione è che non si può combattere contro se stessi...e io, aldila di tutto, credo di essere ed essere stata, in fondo, anche durante la ricreazione, quella di sempre: la solita cinica realista  ma pure  ottimista, inquisitrice malpensante, ma in fondo sempre intimamente fiduciosa negli altri….(lo dicevo in apertura: homo est complicatio etc. etc.)…ad evere fiducia me lo prenderò pure nel didietro…

Ma con stile e onore…
Lo stile di chi sa di essere rimasta ancora un po’ quella bambina che, leggendo le filastrocche di Gianni Rodari, guardava fuori dalla finestra e pensava che il mondo non era poi tanto male…
E ne è  onorata.

postato da: giovtesta alle ore 22:15 | link | commenti (2)
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giovedì, 24 gennaio 2008

         Buon 2008

...anke se a me piacciono le annate dispari...

postato da: giovtesta alle ore 21:56 | link | commenti (3)
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sabato, 08 settembre 2007

IL Capodanno d’estate

Bilanci & co.

 Rieccomi…

…Pronta e determinata a dare il taglio dell’attualita’ a questo ormai sfigato-trascurato (da mesi e mesi) blog….

L’estate,come sapete, (o quantomeno dovreste sapere -cifrato al post “...Quando a’ staggion è semp’ a staggion’...”-) è la mia stagione preferita, la Sindrome da Settembre (cosa nota ai piu’ zelanti nonché ideali lettori) è sempre piu’ devastante per me e per il mio equilibrio psicofisico,che gia’ precario di suo,gia’ logorato e logorante,collassa.

E’ come se vivessi questo mese come una resa dei conti,se da calendario l’anno finisce il 31 dicembre ,per me finisce il 31 agosto,e in questo senso settembre è un mese di bilanci,delle decisioni non dilazionabili.

Non mi si chieda il perché,lo ignoro,fatto sta che il solito momento di down è venuto a farmi visita, con le conseguenza che se potessi eviterei persino di uscire di casa,alla vita sociale sostituirei la vita carceraria,anzi monastica (per evitare l’ora d’aria).

Altra nota dolente: ho finito gli esami,il che dovrebbe essere un fatto positivo,se nn fosse che devo preparare una tesi,una qualsiasi,cosa che rimando da mesi, che storia brutta,è come se avessi un rifiuto,è come se fatto 30,99 non riuscissi a fare 31,00,che controsenso

Il problema è forse che non sento il fatto che si sia chiuso un percorso, e quindi ci debba essere una piu’ o meno degna conclusione.

La domanda angosciante-prepotente è " Cosa ne sara’di ME???"sento il fallimento  alitarmi sul naso…(e nn sul collo…peggio ancora!)

La vita privata,poi, segue l’andazzo suscritto…una tragedia,un’ ecatombe,stendo un velo piu’ che pietoso,Penoso!

 

Che dire,dopo tutte queste paranoie

Ke la sfiga ,tzie, ke la confusione sia anke con voi (e non solo con meeee!!!!)

 

(N).ota (U).lteriore

Per fortune le vacanze,almeno quelle,sono andate bene!in un altro post ,forse, vi raccontero’ delle improbabili mie avventure estive!

 

postato da: giovtesta alle ore 18:52 | link | commenti (7)
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sabato, 25 novembre 2006


Marie Antoinette (Sofia Coppola)

 

Grande delusione Maria Antonietta,e dire che gia’ vado di rado al cinema…

Per tutto il film ho aspettato succedesse qualcosa, che Sofia approfondisse qualcosa… l’impressione è che sia rimasta in superfice, Maria Antonietta non riesce ne’ simpatica ne’ antipatica, resta  nel limbo di una mediocrita’.quasi imbarazzante.

Mi aspettavo un bel film, “il giardino delle vergini suicide” mi era bastato per farmi una buona idea della regista.

Una regina sin troppo silenziosa, un silenzio che ahimè mi è apparso per giunta poco significativo,ho assistito alla declinazione della  vita di corte  senza aggiungere o togliere qualcosa ai miei e di tutti stereotipi a riguardo .

Mi aspettavo un ritratto della regina che uscisse dai clichè, che venissero percorse strade diverse…

 

Sfacciatamente in controcorrente, e proprio per questo scontato ,  il finale: Sofia sceglie di non raccontare fino alla fine il dramma della regina, di fermarsi alla sua partenza da Versailles,di risparmiarle cosi’il momento della ghigliottina….sara’ un tentativo di redimersi  in extremis visto che a noi spettatori ha propinato un simile polpettone?.ai posteri,come sempre,l’ardua sentenza,in altre parole ki se ne fotte
postato da: giovtesta alle ore 17:27 | link | commenti (7)
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giovedì, 02 novembre 2006

“Ognuno sta solo sul cuor della terra

trafitto da un raggio di sole

Ed è subito sera.”

 

Ha sempre avuto un fascino particolare per me questa poesia, una sorta di illuminazione,una sintesi universale dell’essenza ultima della nostra esistenza.

Non mi spiego come una cosa silenziosa come la morte faccia tanto rumore…

Oggi è morto mio nonno.

Il giorno del suo compleanno.

Che precisione.

In ospedale.

Ed era l’unica cosa che non voleva.

Ha passato una vita a non volerlo fortemente,a schivare ospedali e dottori.

Assurdo,anzi,beffardo come destino.

E’ morto con accanto mio padre.

Pochi minuti prima il dottore gli aveva detto che non era in pericolo di vita.

Ultime parole famose,ancora una volta beffarde.

Entra,e vede il padre andare in crisi respiratoria...senza poter fare nulla.

Nessuno puo’ fare nulla.

Pure questo tocca,nella vita…

Beffardo…

Quando ho visto mio nonno disteso sul letto  ho pensato che in fondo era gia’ morto…era gia’ morto prima.

Troppo debilitato,troppo silenzioso…

Troppo era andato gia’via di quel vecchietto che spaccava la legna ,estirpava erbe e aveva come hobby buttare la spazzatura altrui.

Ma non ha mai detto nulla della sua sofferenza.

Voleva solo stare a casa,nel suo letto.

 

Pensavo che abbiamo abbastanza cose in comune:il nome,quando ci arrabbiamo diventiamo fuxia,pur non essendo mancini tieniamo il coltello a sinistra,mangiamo melanzane sott’olio e dopo beviamo il latte.

E traffichiamo similmente vicino ai fornelli.

Queste righe dovrebbero probabilmente andare all’imperfetto,ma qualcuno diceva” i ricordi se non evocati sfuggono via”…e il presente forse li rende piu’ vicini.

postato da: giovtesta alle ore 22:23 | link | commenti (7)
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